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Enrico Montrosset: la ricerca artistica incontra quella scientifica

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Incontro Enrico Montrosset alla Bocciofila del Quartiere Cogne di Aosta, un luogo che racchiude molteplici stratificazioni di memorie e di presenze. Nato come spazio di aggregazione del quartiere operaio, nel tempo è stato oggetto di diversi interventi di riqualificazione e oggi ambisce a diventare un centro di incontro e produzione culturale. Un luogo che, in qualche modo, riflette anche il percorso di Enrico, impegnato da molti anni nella progettazione artistica e culturale.

Enrico racconta di essere entrato a far parte dell’équipe di MAIA proprio per la natura multidisciplinare del progetto. Se da un lato vi è una componente dedicata alla ricerca scientifica e archeologica, dall’altro, fin dalla sua ideazione, sono state previste azioni artistiche e culturali. Queste attività svolgono innanzitutto una funzione di divulgazione del patrimonio archeologico, portando fisicamente sui siti un pubblico ampio e diversificato e accompagnandolo alla scoperta di luoghi di alta quota spesso poco conosciuti.

Ma l’obiettivo del progetto va oltre la semplice divulgazione. Grazie al contributo dell’arte e della ricerca artistica, MAIA intende offrire una nuova identità e un nuovo respiro ai luoghi oggetto di studio. L’azione artistica diventa così uno strumento di rivitalizzazione dei siti archeologici, evitando che restino confinati alla sola ricerca scientifica e conosciuti principalmente dagli specialisti. La sfida di MAIA è riportare questi luoghi nel presente, offrendo nuove possibilità di racconto, esperienza e relazione con il pubblico contemporaneo.

Ma cosa significa immaginare attività e interventi artistici in contesti così particolari come i siti archeologici di alta quota? Luoghi dove la presenza del passato è spesso invisibile agli occhi dei non addetti ai lavori?

Enrico spiega che il primo passo consiste nel raggiungere questi luoghi remoti, collocati in alta montagna e poco frequentati persino dagli escursionisti. Una volta sul posto, inizia a interrogarsi su quali forme artistiche possano instaurare un dialogo autentico con il contesto. Il criterio è partire da ciò che esiste già, dalle caratteristiche del luogo, per poi attivare una dimensione immaginativa e visionaria.

È proprio dalla connessione tra ciò che è presente e ciò che può essere evocato attraverso l’immaginazione che prendono forma le diverse attività. Per ciascun sito si è inoltre scelto di evitare la ripetizione degli stessi linguaggi artistici, così da costruire un vero e proprio caleidoscopio di proposte culturali e di esperienze.

La progettazione culturale richiede tempi lunghi e un lavoro approfondito. Una parte fondamentale del processo è di natura emotiva: Enrico raccoglie e custodisce le sensazioni, emozioni e percezioni che emergono durante i sopralluoghi. «Cerco di memorizzare quell’atto primo che è l’essere lì», racconta. A partire da questa intuizione iniziale, immagina una serie di possibili linguaggi artistici che devono però rispondere a una necessità precisa: dialogare sia con il significato archeologico del luogo sia con l’esperienza da offrire allo spettatore.

Per l’estate 2026, MAIA propone cinque appuntamenti:

  • 12 giugno: evento alla necropoli di Vollein.
  • 21 e 28 giugno: attività alla Villa di Etéley, nell’alta valle di Saint-Marcel, con un’azione di divulgazione installativa e performativa.
  • 22 agosto: attività musicale lungo il percorso verso il Col Tantané.
  • 29 agosto: performance di interudibilità, con una partitura per orchestra distribuita tra il Colle del Barrasson e il Col Citrin, in un evento che sarà insieme concerto e performance.
  • Novembre: azione underground dedicata all’Aosta romana sotterranea, con un percorso urbano animato da interventi musicali, teatrali e performativi per esplorare il patrimonio nascosto del capoluogo valdostano.
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