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Interreg - Maia Project
Maia Project

Sopralluoghi con MAIA (è tutta una questione di chiavi)

Luoghi | Lieux

Mi arriva una mail da MAIA: è convocata una riunione per pianificare gli eventi estivi. Segno subito la data e, la mattina stabilita, mi faccio trovare con un lieve anticipo nel luogo concordato: lo splendido cortile interno del MAR*, territorio della nostra Alessandra Armirotti.

Come per ogni riunione porto con me il fido computer e il taccuino, pronta ad annotare tutto ciò che potrebbe tornare utile. Mi immagino una mattinata trascorsa in qualche ufficio dell’assessorato, fra tavoli, scalette e discussioni organizzative. Invece, inaspettatamente, mi si prospetta qualcosa di completamente diverso: una lunga mattina di spostamenti fra i luoghi che ospiteranno gli eventi autunnali di MAIA.

“Arrivo, aspettate un attimo, vado solo a cercare le chiavi”, ci dice il nostro accompagnatore.

Ed è lì che inizio a chiedermi: chi ha davvero le chiavi di una città?

Ufficialmente, le chiavi appartengono a chi ha le competenze e il ruolo per accedere a certi luoghi. Ma, nella pratica, vengono custodite da persone precise — custodi, funzionari, addetti — che hanno fisicamente in tasca l’accesso al cuore nascosto della città: ai luoghi segreti, agli angoli invisibili, ai tesori più preziosi.

Un po’ come accade ne La grande bellezza di Sorrentino, mi sono ritrovata a essere condotta nei luoghi custoditi della città, proprio come succede a Jep Gambardella (Toni Servillo) e Ramona (Sabrina Ferilli) quando incontrano l’amico Stefano. Nel film, Jep, annoiato durante una festa, si avvicina a Stefano e gli chiede con tono complice: “Ma… la borsa ce l’hai sempre con te?”. Stefano lo guarda intensamente e risponde: “Sempre”. “E ti va?”, domanda Jep.

Comincia così un viaggio notturno attraverso luoghi chiusi, protetti, custoditi dietro serrature che servono a preservarli, a sottrarli alla distrazione e alla mercé del mondo. Stefano porta con sé una borsa piena di chiavi: chiavi che aprono porte dietro le quali si nascondono meraviglie invisibili proprio perché difficili da raggiungere.

Ma il vero potere, penso, non sta tanto nel possedere le chiavi quanto nel conoscere chi le custodisce. Si racconta che anche Vittorio Sgarbi trascorresse notti intere vagando per palazzi e musei chiusi al pubblico, immerso nella meraviglia dell’arte nascosta e inaccessibile, semplicemente perché sapeva a chi chiedere le chiavi.

“Stefano ha le chiavi dei più bei palazzi di Roma”, dice Jep a una Ramona stupefatta davanti a tanta bellezza. “Fa il portiere?”, chiede lei. “No, è amico delle principesse”.

Per fortuna, nel nostro caso, non è necessario spingersi fino a conoscenze altolocate. Basta chiedere ai ricercatori, ai funzionari e agli archeologi della Soprintendenza.

Così, mentre penso tra me e me: “Ho sbagliato tutto. Altro che computer… avrei dovuto portare le scarpe da trekking”, inizia il nostro viaggio nell’Aosta nascosta, protetta da porte e chiavi:  una lunga mattina di spostamenti fra i luoghi che ospiteranno gli eventi autunnali di MAIA.

La prima tappa è un luogo che avevo visitato poco tempo fa insieme ad Alessandra Armirotti: la parte sotterranea del MAR. Questa volta, però, siamo in tanti ed è bello immaginare insieme come valorizzare questi spazi, quali eventi potrebbero abitarli, quali artisti invitare, come potrebbero risuonare le sonorità sotto quelle volte antiche.

Ripartiamo poi verso la Villa della Consolata, splendida villa di epoca romana visitabile solo su prenotazione. Mentre ci muoviamo tra gli ambienti, mi lascio rapire dai mosaici, cercando insieme agli altri di immaginare quale linguaggio artistico possa dialogare meglio con quel luogo: una performance di danza oppure un’esibizione musicale?

Attraversiamo ancora la città per approdare in un posto che, per me, è sempre stato un mistero. Si trova sotto il parcheggio dei giardini del parco giochi di via Festaz e ricordo perfettamente quando, da piccola, mi affacciavo alle grate che lasciavano intravedere questo spazio buio e inaccessibile. Per spaventarci, ci raccontavamo storie inquietanti legate a quel luogo misterioso e, proprio per questo, ancora più affascinante.

Grazie a MAIA ci sono finalmente entrata davvero. Il luogo si chiama Giardino dei Ragazzi – Insulae 51-52-59 e, con grande emozione, ho potuto vedere i resti del cardo minore della città: una strada percorsa duemila anni fa dalla gente comune, che camminava esattamente come stavo facendo io in quel momento, con gli stessi passi, nello stesso spazio.

I resti archeologici all’interno della Biblioteca regionale “Bruno Salvadori” di Aosta si trovano nel seminterrato e offrono una testimonianza stratificata della storia della città. Per me, però, sono stati il meno inaspettato tra i siti visitati: ricordo che, quando ero ragazzina, quest’area era spesso aperta per mostre e incontri, e avevo già girovagato tra le tracce della Porta Decumana romana custodite nel sito.

Dulcis in fundo abbiamo visitato anche l’Area funeraria della necropoli romana e paleocristiana, a cui si accede attraverso una scala ben nascosta in corso Battaglione 10: uno spazio raccolto, suggestivo, sospeso nel tempo.

Se sono riuscita a trasmettervi almeno un po’ della meraviglia che ho provato nel visitare questi luoghi vi invito a venire a scoprirli durante gli eventi organizzati da MAIA. Vederli animarsi, riempirsi di suoni, corpi, parole e presenza li renderà ancora più straordinari.

E sono certa che non ve ne pentirete.

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