Chère Aurélia #1
Una corrispondenza Italo-Svizzera
Chère Aurélia,
come stai? Oggi le nuvole sono basse e l’Emilius sembra avere la cima tagliata di netto. Provo a immaginare il sole e la luce che si vedranno lassù, una volta superato questo tetto compatto di nubi. Nevica ancora, a tratti, e le montagne valdostane hanno proprio l’aspetto che ci si aspetta da loro: alti rilievi alpini, innevati e un po’ inaccessibili.
Rientro ora da un incontro con Ambra Idone, di formazione conservation scientist, da qualche anno funzionario della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta e referente del progetto MAIA. Parlare con lei mi ha aiutata a capire meglio quanti tasselli diversi siano necessari per costruire un progetto così complesso. Credo che la prima virtù richiesta dal suo lavoro sia la capacità di rendere tutto fluido e dialogante, smussando gli angoli e gli inevitabili attriti che nascono quando si lavora tra appartenenze nazionali, lingue e culture diverse.
Se ho capito bene, tutto è iniziato quando gli archeologi del Vallese e quelli della Soprintendenza valdostana hanno deciso di unire le forze per studiare alcuni siti molto particolari, situati ad altissima quota, a cavallo tra Svizzera e Italia. Si tratta di siti di alta montagna, risalenti all’epoca romana tardo-repubblicana e al primo periodo imperiale. Per questo la Soprintendenza della Valle d’Aosta è capofila per la parte italiana del progetto, mentre l’Office Cantonal d’Archéologie du Valais coordina quella svizzera.
In seguito il progetto si è ampliato: si sono affiancati l’Office régional du tourisme della Valle d’Aosta, che segue la promozione e la comunicazione del territorio coinvolto, e la Fondazione Maria Ida Viglino per la Cultura Musicale, incaricata della realizzazione di eventi di alto livello artistico per il coinvolgimento della popolazione nelle attività di divulgazione e valorizzazione di questa straordinaria realtà archeologica. Dal lato svizzero, se non sbaglio — ma mi correggerai tu — partecipano anche l’Université de Lausanne e l’Association RAMHA (Recherches Archéologiques du Mur dit d’Hannibal).
Ciò che mi ha colpito di Ambra è il suo entusiasmo. Questa storia degli accampamenti militari d’alta quota, che segue un modello ricorrente lungo tutte le Alpi e si estende addirittura dalla Spagna agli Urali, la coinvolge prima di tutto sul piano intellettuale. Ed è davvero rincuorante incontrare persone appassionate e felici di fare il proprio lavoro. Credo che sarà bello collaborare con lei.
Ma ora raccontami tu cosa hai scoperto dall’altra parte del confine.
Ti mando un abbraccio un po’ infreddolito,
Tua
Nora Demarchi
Autrice dell’articolo







